(11-8-2013) “Quella avvenuta sulle coste di Catania è l’ennesima tragedia della disperazione resa ancor più dolorosa dalla notizia che i morti erano tutti giovanissimi, uno addirittura minorenne”. Lo ha dichiarato Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia a proposito della morte, avvenuta ieri, di sei migranti annegati nel mare antistante la spiaggia della Plaia, a Catania. “Questi poveri giovani – ha proseguito il portavoce dell’Unicef – lasciano gli anni più belli della loro vita fuggendo dalle bombe, dalle violenze, dall’inferno di una guerra, come quella siriana che da mesi miete vittime proprio tra i giovani e i bambini, 2 milioni di rifugiati, intere città distrutte”. Si tratta “di una generazione perduta che cercava pace sulle nostre coste e ha trovato la morte”. Per Iacomini, “non solo è importante accogliere questi giovani senza speranza. È necessario che questi fatti così tristi ‘accendano le luci’, in questa calda estate di indifferenza consapevole, su emergenze dimenticate come quella siriana che non trovano ad oggi soluzioni credibili”. “Lo sbarco sulle nostre coste e la morte sono l’ultimo calvario che queste popolazioni sono costrette a subire. Basta”, ha concluso il portavoce di Unicef Italia.
L’ultima tragico sbarco di migranti ci tocca stavolta da vicino, perché è avvenuto proprio a Catania, in quel litorale della Plaia che è diventato uno dei simboli dello svago e della spensieratezza estiva dei siciliani e dei turisti. Mentre i soccorritori svolgevano la loro opera di aiuto e di accoglienza ai sopravvissuti, spiccavano (e stridevano) poco più in là, nell’area del porto, le grandi navi da crociera tanto attese e che rovesciavano fiumi di turisti benestanti e spendaccioni, che neanche si accorgevano di quello che stava succedendo. Senza voler colpevolizzare nessuno, ritornano in mente le parole pronunciate da Papa Francesco nella sua recente visita a Lampedusa, quando ha parlato di “globalizzazione dell’indifferenza”. Proponiamo sull’argomento una riflessione di Cristiana Dobner.
«Chi non ha mai sperimentato quello stato d’animo che implode dentro e fa sussultare di gioia o di trionfo quando, dopo sforzi, aspettative deluse, fatiche improbe e rischi, finalmente si giunge al traguardo agognato? Spesso sono proprio gli ultimi metri a tradire, salta la concentrazione, l’attenzione si allenta o interviene quel famoso quid che stravolge tutto. Indubbiamente una gara atletica è importante, un diploma scolastico oppure un passaggio di carriera impegnano e valgono nel corso della vita. Tuttavia sono tappe, magari si possono riprovare, scandire tempi diversi, ritrovarsi in faccia a opportunità inedite. La creatività dell’esistenza sorprende o può sorprendere.
Quando invece è in gioco la vita? O la si ritrova o la si perde, con un giudizio finale inappellabile? Il dolce mare Mediterraneo, tomba odierna nei suoi fondali di tanti nostri fratelli e sorelle disperati, non perdona neppure nel placido momento delle ferie. Un vecchio motopeschereccio con stipati, peggio degli animali che dalla loro avrebbero il Wwf, 120 migranti che si lasciano alle spalle tutto nel tentativo di salvare l’unica cosa che loro resta: il fiato, la vita che naviga di notte con il mare cupo, che è idillico e ridente di stelle solo a bordo di una barca a vela ben attrezzata. All’albeggiare sul profilo dell’orizzonte si annunciano le coste della Sicilia, promessa di salvezza, traguardo ormai che rassicura.
Imperizia? Si può parlare di carte nautiche a bordo di simili bagnarole? Si può ipotizzare l’esistenza del radar, del sonar? Peggio: una persona esperta li accompagnava nel duro trasporto? Quindici metri per chi sappia nuotare si codificano in poche bracciate, ma per chi ritiene di poter camminare sul fondo del mare perché la bagnarola si è arenata, vale lo stesso conto? In sei hanno sentito cedere il fondo del mare e aprirsi una buca che li ha travolti. Sei corpi riversati sulla sponda di Catania. Altri sei fratelli morti che gravano sulla nostra coscienza, di tutti noi che nulla facciamo, in concreto, per loro.
I generosi soccorritori, guardia costiera e sommozzatori dei carabinieri, non hanno potuto che constatare. La popolazione catanese ha dimostrato animo nobile: la spiaggia oggi rimane chiusa per lutto.
E i 12.500 crocieristi sbarcati contemporaneamente dalle città galleggianti? Forse è l’unica crociera della vita ma l’ingiustizia è palese, dimostrata: sicurezza per denaro, insicurezza per povertà; svago estivo contro miseria incombente.
Da che parte vogliamo stare?»
Cristiana Dobner
(Fonte: SIR)