Bertold Brecht in una poesia così si esprime: “Generale, il tuo carro armato è una macchina potente spiana il bosco e sfracella cento uomini. Ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista… Generale, l’uomo fa di tutto, l‘uomo può volare e può uccidere, ma ha un difetto: può pensare”.
Questi versi sono citati nel saggio di Domenico Gallo intitolato “Guerre”. L’autore riveste il ruolo di magistrato, ma ha svolto anche attività politica, ed è stato eletto senatore nel 1994. Durante la legislatura ha ricoperto la carica di segretario della Commissione Difesa e si è anche interessato di Affari Esteri, in particolare del conflitto nella ex Jugoslavia. Recentemente a Catania ha partecipato nella sede della Cgil alla presentazione della campagna nazionale “Centomila no alle guerre”.
Ad introdurre i lavori Luca Cangemi, che fa parte dell’associazione “Il Coraggio della Pace- Disarma”. Nel suo intervento Gangemi, che ha ricordato tra l’altro di essere stato recentemente ricevuto a Roma dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha indicato il presidente israeliano Isaac Hergoz tra gli autori del genocidio di Gaza. Inoltre, il relatore ha sostenuto che uno dei meccanismi della globalizzazione è quello di cancellare non soltanto la storia del passato ma anche quella degli ultimi tre anni, o degli ultimi trenta giorni. E’ un presente che è sottoposto a torsioni mediatiche.

Mozione del magistrato Gallo contro le guerre
Il magistrato Domenico Gallo, nella sua analisi della guerra che da tre anni funesta l’Ucraina, ha precisato che il conflitto avrebbe potuto arrestarsi se l’Ucraina avesse mantenuto una situazione di neutralità. A suo dire, la guerra invece è servita agli Stati Uniti ad incrementare la vendita delle armi. E’ opportuno citare che, nel dicembre 2022, i soldati morti da entrambi le parti, Ucraini e Russi, erano 100.000.
Riteniamo opportuno citare un breve brano tratto dell’intervento di Gallo. “Ci piace pensare che la guerra poteva essere prevenuta, dissuadendo la Nato dall’abbaiare ai confini della Russia. Senza pensare che, appena scoppiata, la guerra si poteva arrestare con un compromesso che mantenesse l’Ucraina in una posizione di neutralità, come ventilato al tavolo negoziale. Senza pensare che la decisione Usa di prolungare la guerra, oltre a inaugurare tanti nuovi cimiteri, nuoceva all’economia dei Paesi europei. E peggiorava la vita di milioni di persone, mentre avvantaggiava l’economia americana e ingrassava le sue fabbriche d’armi”.
Al magistrato abbiamo fatto una breve intervista.
Dott. Gallo quali sono gli scopi della campagna nazionale “Centomila no alle guerre”?
E’ un movimento di base che comunica al popolo italiano l’inganno in cui siamo vissuti in questi tre anni. Ci hanno fatto credere che la guerra fosse una espressione normale della politica e che non ci fossero altre strade per evitare il conflitto.
Dott. Gallo qual è il contenuto della mozione che ha presentato?
Chiediamo che l’Italia non invii più armi all’Ucraina, perché l’invio delle armi alimenta la guerra. E chiediamo che l’Italia sconfessi quell’indirizzo politico che ha alimentato il conflitto per tre anni nel mito di una vittoria impossibile, come attualmente si è certificato.
C’è il rischio di una guerra nucleare globale?
Il rischio c’è e si è accresciuto ma, se si dovesse raggiungere il cessate il fuoco, questo rischio si eliminerebbe; in questo periodo sembra scampato.
Concretamente quali sono le azioni che i partecipanti alla campagna intraprendono per far rispettare l’articolo 11 della Costituzione?
Di fronte ai grandi valori della Costituzione non ci può essere una tutela giudiziaria, né una tutela giuridica. Sono i cittadini che devono far vivere questi valori, attraverso la mobilitazione e l’organizzazione, occorre testimoniare che questi valori sono vivi e che devono essere rispettati.
Qual è stata la risposta dei cittadini attualmente?
Abbiamo fatto una cinquantina di incontri soprattutto nel centro nord, tutti molto affollati. C’è stato un grande entusiasmo, si sta diffondendo l’idea che abbiamo seguito una strada sbagliata, la guerra infatti non è inevitabile, e dobbiamo porvi fine al più presto.
Mirella Cannada