Il rapporto con le nuove tecnologie e con i social implica un cambiamento; non un semplice mutamento esteriore nel rapportarci e nella vita sociale, ma interiore. Una vera e propria rivoluzione antropologica. L’umanità si evolve e, con essa, pure la tecnica.
I nuovi canali di comunicazione riguardano tutti, giovani e anziani, e questo cambiamento si riflette sulla famiglia, nucleo di ogni società. Le famiglie, di questi tempi, sono più deboli e meno unite, assorbite da un progresso troppo veloce. E la distanza fra genitori e figli aumenta. Incomprensioni e mancanza di empatia la fanno da padrone; e, il disagio si ripercuote nel luogo che dovrebbe insegnare ai ragazzi a vivere: la scuola.
Ragazzi adolescenti, che non sanno cosa sia la responsabilità; godono di una libertà senza regole, la cui colpa è da ascrivere a genitori incapaci. E, come conseguenza, una solitudine sempre più diffusa, un chiudersi in se stessi, in cui i rapporti familiari sono ridotti all’osso. Un progresso che ci isola sempre più. Ci vogliono intelligenza e cultura per affrontare le novità. E l’intelligenza non consiste nell’adattarsi al cambiamento; ma nel comprenderne le cause e le conseguenze che può avere.

Paolo Crepet sulla solitudine dei ragazzi oggi
Sullo sgretolamento delle dinamiche familiari dovute a un mondo iperconnesso, e la crescente solitudine, si è volta una conferenza tenuta dallo psichiatra Paolo Crepet. E ospitata lo scorso 30 marzo nella Basilica di San Sebastiano di Acireale
“Questo è il penultimo giorno del marzo della cultura, un mese molto partecipato. – ha esordito il primo cittadino di Acireale Roberto Barbagallo. – Quest’ incontro è stato reso possibile dalla Fondazione “Bellini”, che dovrà occuparsi delle strutture ancora chiuse di questa città”.
“Come Fondazione abbiamo tanti progetti – ha precisato il presidente della Fondazione, Mattia Pennisi, – sarà un momento di crescita personale e sociale”.
Nel mentre si attendeva l’arrivo di Paolo Crepet, il quartetto giovanile “Molière” ha intrattenuto la platea, con musiche di Mozart e di Mascagni.
“Il tema di questa serata è il disgregarsi delle relazioni interpersonali – è intervenuto il relatore Salvo Noè. – Deve esserci un ascolto partecipato fra genitori e figli: le regole condivise servono a non farci male. Si è perso il dovere dello studio: adesso, all’università, gli studenti devono essere capiti, è scomparsa l’idea del sacrificio. L’ordine è bellezza, e dove c’è disordine assistiamo a un abbrutimento”.

Paolo Crepet: “A me questo mondo non piace”
“Si è fatto un gran parlare della serie tv “Adolescence”, dove una ragazzina di tredici anni viene assassinata – esordisce Paolo Crepet. – Dico io, come si può considerare una tredicenne adolescente. Il linguaggio è cambiato, un cambiamento che sta entrando capillarmente nel senso comune. I genitori hanno regalato la libertà ai figli, ragazzini che sono in giro a qualunque ora del giorno e della notte.
Non vengo, qui, a dirvi che ho la soluzione; ma a me non piace questo mondo. L’educazione che s’ impartisce è pessima. Tecnologie ubiquitarie che ci hanno reso più soli, e genitori che non sanno ascoltare i figli; famiglie in cui non vige alcuna morale. Diamo tutto ai nostri figli, dai soldi alla libertà. La nostra è un’educazione prona: abbiamo capito che era sbagliato essere autoritari, ma abbiamo dimenticato di essere autorevoli”.
I discorsi di Paolo Crepet sono tacciati di passatismo. Al netto del paternalismo, la sua è una riflessione sulla solitudine contemporanea, con parole che non si possono certo definire gentili, in cui il futuro sembra tutto fuorché roseo.
Giosuè Consoli