Sono trascorsi 43 anni dalla tragica sera del 18 marzo 1982 quando, durante il proprio servizio, il Maresciallo maggiore, aiutante dei carabinieri, Alfredo Agosta, veniva barbaramente ucciso in un agguato mafioso, avvenuto in un noto bar di via Firenze, a Catania. A decretarne la fine, e ad eseguirne la vile sentenza di morte, furono gli uomini di uno dei clan più spietati di Catania.
Agosta, 49 anni, investigatore preparato e scrupoloso, prestava servizio nel capoluogo etneo.
In quella terribile stagione di sangue, tra la fine degli anni Settanta ed Ottanta, nel capoluogo ma anche nell’intera provincia etnea si contavano quasi duecento morti ammazzati di mafia all’anno. A cercare di fermare quella lunga scia che quotidianamente insanguinava i quartieri di San Cristoforo, San Berillo, San Giorgio, San Giovanni Galermo, la Civita, Picanello, Librino ed un po’ tutta la provincia di Catania, oltre alla Magistratura, tra la Polizia, la Guardia di Finanza ed i Carabinieri, vi erano investigatori capaci e scrupolosi come il maresciallo maggiore Alfredo Agosta. Questi, in seguito, fu insignito della medaglia d’oro al Valore dell’Arma dei Carabinieri nonché della medaglia d’oro al Merito civile.

Un convegno per ricordare il maresciallo Agosta
E, nel 43° anniversario dalla sua eroica fine, si è parlato di Agosta nel convegno tenutosi proprio nel giorno dell’anniversario, nell’Aula magna del Palazzo delle Scienze dell’Università di Catania. Un convegno sul tema: “Criminalità organizzata ieri e oggi”, promosso dallo stesso Ateneo catanese in collaborazione con l’Associazione Nazionale Antimafia intitolata all’eroico investigatore Agosta, col patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca. Il convegno, tenuto nell’ambito del progetto Grins, ha fornito anche l’occasione per un’approfondita riflessione sulla criminalità organizzata fra ieri e oggi, e sui mezzi di contrasto maggiormente efficaci.
Oltre un migliaio gli studenti partecipanti. Dopo i saluti istituzionali del rettore dell’Università etnea, prof. Francesco Priolo, e del prof. Marco Romano, ordinario di Economia e gestione delle imprese, il presidente dell’Associazione “Alfredo Agosta”, ing. Carmelo La Rosa ha ampiamente illustrato le attività e le finalità del sodalizio.
Poi hanno preso la parola il presidente del Tribunale di Catania, dott. Francesco Mannino, ed il prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi, che si sono particolarmente soffermati su come si sta combattendo la criminalità organizzata a Catania e provincia.
A seguire, i professori Roberto Cellini e Francesco Drago, entrambi del Dipartimento di Economia dell’Università di Catania, si sono soffermati sul triste fenomeno delle infiltrazioni mafiose non solo nel tessuto economico ma anche in quello sociale e talvolta persino in quello istituzionale. Fenomeno da combattere assolutamente ad ogni livello, come si è più volte ribadito.

La testimonianza dell’ispettore Giuseppe Agosta, figlio del maresciallo
Molto toccante, poi, la testimonianza dell’ispettore Giuseppe Agosta, figlio del Maresciallo ucciso, nonché uno dei soci fondatori dell’Associazione che porta il nome del padre. Nella sua relazione, il dott. Giuseppe Agosta, dopo aver fatto la cronistoria della vicenda che ha visto coinvolto il proprio genitore, ha voluto che gli oltre mille studenti presenti, molti dei quali collegati anche on line, conoscessero di persona l’ex Procuratore della Repubblica di Catania, dott. Michelangelo Patanè, anche lui presente al convegno.
Patanè per diversi decenni ha lavorato per cercare di far luce sui tanti delitti e sulle azioni criminose che hanno interessato e scosso il capoluogo e l’intera provincia etnea.
“È a lui che mi sono rivolto – ha tenuto a precisare Giuseppe Agosta – per ritrovare il fascicolo riguardante mio padre, allorché esso era inspiegabilmente sparito con tutto il suo contenuto. Cioè dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, relazioni degli investigatori e quant’altro si fosse reso utile alle indagini per scoprire mandanti ed esecutori materiali del delitto che ha visto coinvolto mio padre. Ritrovamento avvenuto anche grazie all’intervento dell’oggi Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catania, dott. Carmelo Zuccaro. Tutto questo anche per mettere la parola ‘Fine’ a tutta una incresciosa vicenda che non ci faceva più dormire la notte”.

Qualificati interventi
La seconda parte del convegno ha visto la qualificata partecipazione del Generale di brigata Salvatore Altavilla, comandante provinciale dei Carabinieri di Catania. Egli ha illustrato la storia della mafia dalla seconda metà dell’Ottocento sino ai giorni nostri. Mentre il nuovo Procuratore capo del Tribunale di Catania, dott. Francesco Curcio, si è soffermato sulle differenti caratteristiche delle varie mafie: cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita. E anche sulle varie alleanze molto spesso da esse messe in atto pur di raggiungere i propri obiettivi criminali.
Alla fine del convegno, da parte dell’Associazione “Agosta” sono state consegnate delle targhe in segno di riconoscimento alla dott.ssa Agata Santonocito, Procuratore aggiunto di Catania, al Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, Generale di brigata Luciano Magrini, e al dott. Francesco Rattà, Dirigente superiore della Polizia di Stato e Questore vicario di Roma, nonché Direttore dell’Ufficio Analisi Interforze del Ministero dell’Interno.
Ed infine, un riconoscimento è andato anche al giornalista Mario Barresi, moderatore del convegno.
Giuseppe Portale