Freedom Sounds Band di Bollate: La musica come rinascita sociale

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Freedom Sounds Band Bollate in concerto

La Freedom Sounds Band di Bollate è un gruppo musicale composto da detenuti del carcere milanese, che ha trovato nella musica un mezzo per esprimersi, superare le proprie difficoltà e riscattarsi. Il carcere di Bollate è un esempio di come l’arte possa diventare un mezzo di trasformazione e di speranza per i detenuti.

La musica / Una chiave di rieducazione

Il tasso di recidiva è uno degli indicatori più importanti per misurare l’efficacia di un sistema carcerario. In Italia, la media nazionale di recidiva è del 70%. Il carcere di Bollate si distingue con un tasso del 17%, ben al di sotto della media. Questo carcere ha scelto di concentrarsi  sulla rieducazione, mirando a reintegrare i detenuti nella società attraverso attività educative, professionali e culturali. Tra queste attività, la musica svolge un ruolo centrale. Il carcere di Bollate ha aperto da anni uno spazio dove i detenuti possono esprimersi attraverso il suono e la musica, con la Freedom Sounds Band.

La collaborazione con la scuola Einaudi di Varese

Nel 2018, l’Istituto Einaudi di Varese ha avviato una collaborazione con il carcere di Bollate, coinvolgendo gli studenti in un progetto che va oltre la didattica tradizionale. Gli studenti, provenienti anche dall’indirizzo socio-sanitario, hanno partecipato a un’esperienza che li ha visti interagire con i detenuti, lavorando insieme su progetti musicali e spettacoli. A tal proposito, la performance ‘Sgiansa’, è stata un esempio concreto di come l’arte possa diventare un canale di comunicazione e di cambiamento. Nel 2018, lo spettacolo è stato incluso nel cartellone delle Lezioni-Concerto dell’Orchestra Verdi di Milano. Questo è stato un riconoscimento molto importante per il lavoro svolto. Quest’anno, il progetto continua con la partecipazione degli studenti del liceo Einaudi a uno spettacolo musicale che vede il coinvolgimento attivo dei detenuti nel processo creativo.

La libertà interiore / Un diritto inalienabile 

Gli obiettivi di questo progetto vanno oltre la semplice esibizione musicale. L’iniziativa mira a sviluppare una cittadinanza attiva, a promuovere un approccio inclusivo e a sensibilizzare gli studenti sulle problematiche legate alla rieducazione. L’approccio del carcere di Bollate si fonda proprio sull’articolo 27 della Costituzione italiana, il quale esplica il fatto che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Partendo da questo principio, il carcere cerca di dare ai detenuti gli strumenti per ricostruire una vita fuori dalle mura carcerarie.

Musica in carcere

Musica e inclusione sociale / Un progetto in espansione

Il progetto “Musica in Carcere“, avviato dalla Fondazione Antonio Carlo Manzino, si inserisce in questo contesto. Il programma, che include attività musicali nei penitenziari di Bollate, San Vittore e Beccaria, mira a favorire l’inclusione sociale dei detenuti. La collaborazione con associazioni come Rerum (Rete Europea Risorse Umane) ha reso possibile l’ampliamento delle attività, con l’inserimento di nuovi strumenti musicali e la creazione di spazi più adeguati per le attività artistiche.

Grazie a questi interventi, il carcere di Bollate ha potuto dotarsi di una sala musica rinnovata, dove i detenuti hanno potuto suonare e imparare a esprimersi musicalmente. Nel 2023, il primo concerto della Freedom Sounds Band nella sala rinnovata ha rappresentato un momento simbolico per l’intera comunità penitenziaria. Non solo per loro, ma anche per tutti i partner del progetto che hanno sostenuto queste attività. L’inclusione di detenuti, insegnanti, musicisti e cittadini in eventi come il Festival di Milano Musica ha contribuito a rompere le barriere tra il carcere e la società esterna, favorendo un dialogo che va oltre i pregiudizi.

Arte come ponte verso la libertà 

Uno dei messaggi più forti che emerge da questi progetti è l’importanza di considerare il carcere non come luogo di punizione, ma come un’opportunità di riscatto. La musica, con la sua capacità di superare confini e differenze, diventa un mezzo potente per dare voce a chi spesso non è ascoltato. I detenuti coinvolti in queste attività non solo acquisiscono nuovo competenze, ma si riappropriano anche della loro umanità e della loro possibilità di cambiamento.

Francesco Mondello ricorda che, nel 2002, quando iniziò il suo impegno con il progetto, la musica in carcere non era una pratica comune. Grazie alla collaborazione tra detenuti e operatori penitenziari, sono stati superati numerosi ostacoli. Oggi, infatti, la musica rappresenta una risorsa fondamentale per il benessere dei detenuti, tanto quanto lo è per la società. Tutto questo è un chiaro esempio di come l’arte possa svolgere un ruolo terapeutico, trasformando le esperienze più difficili in opportunità di crescita e rinascita.

Flavia Maria Vella