IA / Il linguaggio tra realtà e illusione nella riflessione di Paolo Benanti

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Con l’ascesa dell’IA generativa, torna a chiedere attenzione il dibattito sul rapporto del linguaggio tra realtà e illusione che attraversa la storia del pensiero, dai sofisti dell’antica Grecia, fino appunto alle moderne intelligenze artificiali. Oggi, con l’avvento del Large Language Models (LLM), questa antica questione assume una nuova dimensione tecnologica. Gli algoritmi generano testi coerenti, ma privi di comprensione, riportando in auge interrogativi filosofici sulla natura della comunicazione e della conoscenza. Su questo argomento si esprime con una riflessione Paolo Benanti, filosofo e membro del comitato sull’IA all’ONU.

IA / Il linguaggio tra realtà e illusione, tra Gorgia di Leontini, Socrate e Platone

Nel V secolo a.C., Gorgia di Leontini sostenne che nulla esiste davvero e, anche se esistesse, non potremmo né conoscerlo né comunicarlo. Secondo questo approccio, il linguaggio non trasmette l’essenza della realtà ma serve solo a persuadere. Questa idea minava la possibilità di una conoscenza oggettiva e rese il linguaggio uno strumento di potere. Di fronte a questa visione, Socrate e Platone cercarono di restituire al linguaggio un ruolo nella ricerca della verità. Nel Cratilo Platone si interrogò sul rapporto tra parole e cose, chiedendosi se i nomi derivassero dalla natura o dalla convenzione. Con il mito della caverna suggerì che il linguaggio filosofico potesse aiutare l’uomo a superare le illusioni sensibili e a raggiungere il mondo delle idee.

IA / Il linguaggio tra realtà e illusione dal Novecento all’era digitale

Nel XX secolo, il rapporto tra linguaggio e realtà fu al centro di nuove riflessioni. Ludwig Wittgenstein, con il Tractus Logico-Philosophicus, affermò che il linguaggio può descrivere solo fatti concreti. Tutto ciò che va oltre, come etica e metafisica, sfugge alle parole e deve restare inespresso. Heiddeger ribaltò questa visione: non siamo noi a usare il linguaggio, ma è il linguaggio a definirci. Jacques Derrida spinse oltre questa analisi, sostenendo che il significato è instabile e cambia continuamente in base al contesto.

Il Linguaggio tra Realtà e Illusione / L’intelligenza artificiale e il linguaggio senza significato

I moderni LLM (Large Language Models) come GPT-4, generano testi basandosi su probabilità statistiche, senza comprendere realmente ciò che scrivono. Questo porta al fenomeno delle allucinazioni: affermazioni sintatticamente corrette, ma prive di verità. In un certo senso, queste tecnologie realizzano il sogno sofistico di Gorgia da Leontini: un linguaggio capace di persuadere senza avere un vero legame con la realtà. Secondo lo studio di Bender e Koller (2020), gli LLM costruiscono modelli del mondo basandosi solo su pattern linguistici, senza riferimenti concreti. Questo richiama il problema dell’indeterminatezza della traduzione di Quin e la visione di Kuhn sulla relatività dei paradigmi scientifici.

L’intelligenza artificiale non risolve il dibattito sul linguaggio e la realtà, ma lo ripropone in una forma nuova. La vera sfida è comprendere e governare queste tecnologie senza perdere il valore della ricerca della verità. Come sottolinea Paolo Benanti, gli LLM ci spingono a riflettere più a fondo su cosa significhi essere umani e su quale sia la vera natura della realtà. In altre parole, secondo Benanti, ci riportano a fare filosofia.

Carlo Nibali