Il 24 febbraio 2025 è una data importante per il Comune di Giarre. Tramite decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infatti, Giarre ha ufficialmente ottenuto, previa richiesta, il titolo di Città. Un meritato riconoscimento che premia il grande valore storico, culturale, monumentale ed assistenziale del comune siciliano.
Il titolo di Città viene concesso “ai Comuni, ai quali non sia stato già riconosciuto, insigni per ricordi e monumenti storici o per attuale importanza, purché abbiano provveduto lodevolmente a tutti i pubblici servizi e, in particolar modo, alla pubblica assistenza”.
Così recitava il Decreto del 1943. Attualmente, la concessione del titolo viene regolata dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Esso stabilisce che il riconoscimento di Città viene concesso per Decreto dal Capo dello Stato su proposta del Ministro dell’Interno a “Comuni insigni per ricordi, monumenti ed importanza attuale”.

La cerimonia di consegna del titolo di Città
La cerimonia di consegna del titolo di Città ha avuto luogo, lo scorso sabato 29 marzo, nell’aula consiliare del Comune. Tante le autorità presenti. A cominciare dal Prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi, che ha consegnato al sindaco di Giarre, dott. Leonardo Cantarella, il Decreto firmato dal Presidente della Repubblica.
Ad arricchire l’incontro, l’intervento del vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti. Presenti anche il presidente del consiglio comunale, Giovanni Barbagallo, e il vicepresidente, Raffaele Musumeci, l’assessore agli Enti Locali, on. Andrea Messina ed il giovanissimo “baby sindaco”, Francesco La Porta. In platea, ad assistere all’evento, nomi celebri del passato giarrese, cioè sindaci e presidenti del consiglio comunale succedutisi negli anni. Oltre, naturalmente, alle autorità civili, militari e religiose, ed ai dirigenti di tutti gli istituti scolastici di Giarre.
Introduce il sindaco Cantarella
Prende la parola per primo il sindaco Cantarella che ripercorre l’iter che ha reso possibile il conferimento di questo titolo e traccia una breve panoramica storica del Comune che governa. Spiega, infatti, che il procedimento amministrativo è stato avviato dal vicepresidente del consiglio comunale, dott. Raffaele Musumeci che, insieme allo storico, dottor Mario Cateno Cavallaro, il 22 dicembre del 2022, ha proposto all’Amministrazione comunale di richiedere alla Prefettura tale riconoscimento. Proposta approvata all’unanimità dal consiglio comunale che chiede con apposita delibera al presidente della Repubblica di ottenere l’ambito titolo. Il 24 febbraio scorso, il Capo dello Stato ha firmato il relativo decreto e il prefetto lo ha comunicato telefonicamente al sindaco con la promessa di raggiungere al più presto Giarre per consegnare di presenza il Decreto presidenziale.

Brevi cenni storici della “Città di Giarre”
La storia della città di Giarre non è antichissima. La prima notizia del toponimo “Giarre” risale al 6 giugno 1554. Il viceré di Sicilia, Juan De Vega, ordina che ad Aquilia fossero mantenute tre mule al servizio dei corrieri ed altre tre di ricambio a Giarre, a spese del Comune di Taormina. Veniva ordinato di istituire una stazione dove il postiglione potesse cambiare la cavalcatura lungo il percorso da Catania a Messina per recapitare la corrispondenza.
Da quel momento, la piccola borgata dell’Antica Contea di Mascali vide un crescendo vertiginoso di abitanti attratti da un luogo destinato a diventare leader incontrastato dell’intero circondario. Il dinamismo economico e commerciale di Giarre di quel tempo è descritto minuziosamente nella relazione che l’architetto don Vincenzo Maria Musso fece nel 1815, in periodo borbonico, alla Gran Corte Civile di Palermo. Musso fa sapere che a Giarre operavano dieci notai, due farmacie, aromaterie, artigiani e numerosi negozi di olio e di vino contenuti in apposite “giare”, da cui deriva il nome “Giarre”.
Interventi
“Questo titolo è un onore ed un privilegio per il Comune – ribadisce il prefetto Librizzi – ed, al contempo, è un invito ad esserne degni e meritevoli custodi”. Dello stesso tenore, l’intervento del presidente del consiglio comunale, Giovanni Barbagallo, che evidenzia l’importanza del riconoscimento che prende spunto dal nostro passato e ci proietta verso un futuro in cui ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Sottolinea il senso d’appartenenza che deve muovere tutti ed il rispetto che dobbiamo ad una città che è la casa di tutti, cittadini e non. Giarre deve ripartire da qui per la rinascita economica e politica.
Di grande spessore l’intervento del vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti che pone l’attenzione sul senso di sfiducia e sull’apatia che si riscontra nell’animo dei cittadini. Il profondo disinteresse verso la sfera politico-amministrativa che ormai sembra prendere il sopravvento. È un pensiero amaro ma drammaticamente reale.
Il vescovo ricorda, inoltre, quel periodo in cui la gente del circondario raggiungeva Giarre per acquistare beni di prima necessità. Altri tempi, altra grandezza.
Infine, merita menzione la giovanissima voce del baby sindaco, Francesco La Porta, che si augura che il titolo di Città non rimanga solo un riconoscimento “astratto”, ma una spinta per rendere Giarre un punto di riferimento. L’impegno deve coinvolgere tutti, amministratori e cittadini. Ripartire dal titolo di Città per essere degni cittadini.
Giarre oggi
Ad oggi, Giarre offre numerosi servizi sia a livello nazionale che regionale. L’Agenzia delle Entrate, il Centro per l’Impiego, il Giudice di pace, l’Ufficio intercomunale regionale per l’Agricoltura, il Distretto Sanitario provinciale e Socio-Sanitario, il Distretto dell’Ospedale, la sottocommissione elettorale circondariale, l’archivio storico notarile distrettuale, il Comando dei Carabinieri, il Corpo Forestale, il mercato ortofrutticolo all’ingrosso e le istituzioni scolastiche distribuite su tutto il territorio, sono lampanti esempi di una Giarre virtuosa. Posta a metà tra Taormina e Catania, è molto ricca dal punto di vista artistico e culturale. È famosa in tutta la Sicilia per la lavorazione del ferro e la posizione strategica tra Etna e mare.
Riconoscimento, dunque, desiderato e ambito per la sua carica simbolica. Nessun vantaggio concreto o diretto, se non quello di una comunità che si riconosce in un sentimento di comune appartenenza. Uno scrigno di memoria e tradizioni che alimentano il suo presente e rappresentano le basi per un rilancio futuro.
Giovanna Fortunato